martedì 18 novembre 2014

La pipa di Frastanite



La pipa di Frastanite

Milano, anno 2014
Calogero, dopo aver girato un paio di volte tra gli ampi cortili per trovare il numero del portellone corretto, prese finalmente dalle tasche la chiave che aveva trovato assieme alle indicazioni del garage. Nei giorni precedenti aveva maturato una certa curiosità per quello che avrebbe potuto trovare in quel magazzino nella periferia della città. Non era riuscito ad andarci prima perché era stato impegnato con tutte le altre pratiche più imminenti, relative all'eredità del padre appena defunto.
Quando entrò e lasciò che la vista si abituasse al buio dello stanzino, non poté fare a meno di sorridere realizzando che quel posto era stato destinato, dal suo vecchio, esclusivamente alla raccolta della sua enorme collezione di pipe. «Come se non ne avessi già trovate a sufficienza sparse per la casa»,  pensò Calogero.

Iniziò a curiosare tra gli scaffali, con una certa ironia. Nonostante avesse sempre disapprovato quel vizio del padre, unito al collezionismo maniacale, non poteva fare a meno di trovare un certo fascino in tutti quei piccoli pezzi di radica dalle forme più svariate.
Prese, dentro di se, ancora una volta un po' in giro il padre per quella ossessione di comprare centinaia di pipe, che nemmeno aveva il tempo di fumare. Diceva che ne era attratto esteticamente, lo "chiamavano". E quando Calogero gli faceva notare che molte parevano uguali tra loro, gli rispondeva: «mi piacciono le microvariazioni».
Finì per guardare dentro una scatola polverosa, riposta in una mensola più alta, dove c'erano alcune pipe, ognuna dentro la propria custodia rigida. Aprendone qualcuna, vide che erano di un colore bianco seppia, in un materiale diverso dalla solita radica.
Rimase colpito da una in particolare, la trovava vagamente inquietante. Il fornello aveva la forma di una testa composta da due mezzi volti. la metà raffigurava un uomo barbuto, che sembrava provenire da secoli addietro e l'altra metà un volto di donna, triste, angosciato, con incastonata una perla rossa nell'occhio.
Continuò a fissare questa perla, come rapito, quando una luce rossa invase improvvisamente il piccolo garage.

Regno di Tuskar, anno 1613
Emeliah, col volto parzialmente celato dal suo velo color ocra, spazzava il pavimento di casa.
Era un pomeriggio particolarmente torrido a Ismabul, ella compiva ritmicamente i suoi movimenti, ma i pensieri sembravano vagare altrove. Le sue esili braccia  mostravano dei lividi e lo sguardo- rivolto al laboratorio del suo uomo, Mercurium, al di la del cortile- era intriso di rabbia e disprezzo.

La vita di Emeliah era sempre stata colma di sofferenze, gran parte causate dalle figure maschili della sua vita. Il suo temperamento ribelle e orgoglioso male si adattava ad un mondo dove le donne parevano esistere solo per obbedire al volere degli uomini, veri dominatori dell'antico regno di Tuskar.
Il padre era un nobile della città di Eskasam, ad Est dell'impero, vicino alla capitale. Era la sua unica figlia, ed egli a modo suo l'amava. Ma era un uomo di indole lunatica ed iraconda e nel regno di Tuskar una donna doveva essere fiera di poter servire da valvola di sfogo occasionale di un uomo. Era segretamente dedito alle arti occulte, pratica severamente vietata dal sovrano, e non risparmiava ad Emeliah delle punizioni crudeli quando lei – da sempre curiosa e particolarmente sagace- osava ficcare il naso nei suoi laboratori.
A ventun anni, la diede in sposa a Tolloius, valoroso guerriero del sovrano, che la condivideva con altre tre mogli. Il suo temperamento troppo poco remissivo e indipendente non l'aveva mai resa simpatica alle altre tre consorti, che la tenevano quanto più distante possibile. Ma Emeliah invece di soffrire per questa emarginazione, sembrava riderci sopra beffarda e questo atteggiamento contribuiva ad indispettire ed inquietare le sue tre coinquiline.
Anche Tolloius non apprezzava certi tipi di atteggiamenti in una femmina, ma l'indipendenza di Emeliah era molto sottile, non esibita, ed Egli non aveva certo il tempo,ne l'attitudine, di scrutare a fondo  la personalità delle proprie mogli.
Le cose peggiorarono quando Franska, una di loro, giurò al valoroso guerriero di avere più volte scoperto Emeliah mentre praticava degli strani riti con amuleti e libricini. Tolloius, adirato, rovistò tra tutte le sue cose e alla fine trovò quello per cui era stata accusata. Andò su tutte le furie e al grido di "strega!" inizio a picchiarla selvaggiamente
Franska e le altre due spiavano impaurite la scena dalla porta socchiusa delle loro camere. L'inquitetudine si trasformò in orrore quando nello sguardo di Emeliah, mentre veniva picchiata, vi scorsero, tra le smorfie di dolore, un sorriso beffardo e crudele.
Da quel giorno, le tre mogli di Tolloius non rividero più Emeliah. Egli non ne parlò più e nessuna di loro tre osò chiedere qualcosa in merito.
Nessuno seppe come, ma Emeliah si ritrovò a Ismabul, una cittadina sul mare all'estremo Ovest del regno, lontana dalla capitale e dalla sua influenza, luoghi in cui ci finisce molta gente a cui non piace che vengano fatte loro domande.
Nonostante la sua forza e il suo orgoglio, era consapevole che in quelle terre una donna sola non aveva molte speranze di sopravvivere, così finì per farsi prendere come amante da Mercurium, un artigiano della città. Egli scolpiva pipe per fumare ed altri oggetti con un particolare materiale che egli stesso estraeva tra le insenature rocciose della costa: la Frastanite.
Oltre che artigiano e scultore, Mercurium era noto per essere un poco di buono. Si diceva che gestisse dei traffici di materie prime e pietre preziose rubate e viveva dunque piuttosto isolato tra la sua abitazione e il laboratorio oltre il cortile, dedicandosi - oltre che alle sue sculture- all'alcool, al fumo di pipa e agli altri affari più loschi. Ad Emiliah stava bene così. Dato i suoi trascorsi e le accuse di stregoneria, voleva stare più lontana possibile dalla gente e farsi notare poco.
Nonostante quello che aveva passato, Emeliah non aveva abbandonato l'interesse per le arti occulte, teneva ancora con se tutti i libriccini con appunti rubati al padre ed esperimenti fatti da lei stessa. Quando Mercurium era fuori casa, ella si intrufolava nel laboratorio e studiava i segreti e le potenzialità nascoste delle pietre e delle gemme con cui l'amante trafficava. Ma in particolare era attratta da quello strano materiale, la Frastanite. Era un minerale duttile, ma resistente, pareva essere immune dalle fiamme. Spiava Mercurium mentre fumava le sue pipe bianche. Col tempo, il colore immacolato iniziale,  si riempiva pian piano di segni sempre più scuri e ad Emeliah, pareva che quei disegni misteriosi rivelassero l'anima del suo fumatore.
Passava il tempo ed Emeliah affinava sempre di più le sue arti magiche. Quando andava nel laboratorio era sempre molto attenta a rimettere tutto com'era prima e sopratutto teneva d'occhio la strada per assicurarsi che il suo uomo non fosse di ritorno.
Una sera, dal laboratorio si udì un grido. era un grido di gioia, anche se metteva i brividi. Veniva da Emeliah, era forse riuscita in un incantesimo cui da tempo studiava e sperimentava senza successo. Tra le mani aveva una pipa che lei stessa aveva intagliato dal blocco di Frastanite, raffigurava una testa composta da due mezzi volti: quello del padre -primo uomo che ha odiato e archetipo di tutti gli altri- e quello suo. Nell'occhio del suo mezzo volto aveva conficcato una piccola pietra rossa che, chissà per quale arcana ragione, continuava a brillare.
Emeliah sentì aprirsi la porta alle sue spalle, il suo riso si tramutò in sgomento e un brivido le corse lungo la schiena. Presa dalla gioia del suo esperimento riuscito, non aveva udito Mercurium che tornava. Assieme a lui c'erano altri due uomini che la guardavano contrariati.
«Mercurium, è così che tieni cura delle nostre pietre preziose? Facendole maneggiare da questa donna?» disse uno di loro
«vi chiedo perdono, questa scellerata è la mia amante, si occupa del mio piacere e della cura della casa. Per dimostrare tutto il mio disappunto per questa offesa, le toglierò immediatamente la vita, io stesso».
Nell'udire queste parole e vedendo Mercurium estrarre il pugnale dalla fondina, Emeliah si irrigidì di terrore, ma fu solo un attimo, pensò a quello che aveva appena creato, strinse forte la pipa che aveva in mano e rise, mentre Mercurium con rabbia le tagliava la gola.
Una luce rossa improvvisamente illuminò il laboratorio e i volti stupiti dei tre uomini, fino a che venne risucchiata completamente dalla gemma incastonata nella pipa.

Milano, anno 2014
Calogero continuava a chiedersi per quale ragione si fosse messo a rovistare tra i cartoni per cercare  del tabacco. Non era mai stato un fumatore e in tutti gli anni di frequentazione delle pipe del padre, non gli era mai passato per la mente di provare ad accendersene una. Adesso, dopo aver rimirato per un po' quella strana pipa bianca coi due mezzi volti, gli era venuta improvvisamente voglia di provare a fumarla.
Trovò una busta verde a quadretti con uno stemma rosso come logo. «Questa andrà bene», pensò. L'aprì e ficco il tabacco dentro la pipa, stupito lui stesso per la naturalezza con cui compiva quel gesto mai fatto prima. Accese un fiammifero e finalmente imboccò la pipa avvicinando la fiamma al fornello.
Appena emise i primi sbuffi di fumo, la gemma rossa si illuminò. Calogero si sentì come bruciare dentro, cadde a terra divincolandosi senza capire cosa gli stesse succedendo.
Di colpo si calmò. La gemma rossa aveva smesso di splendere, si alzò da terra con un sorriso crudele e trionfante. « Ce l'ho fatta! La mia anima è ora nel corpo di un uomo! Non so quanto tempo è passato.» Emeliah, incarnatasi nel corpo di Calogero uscì dal portone metallico del garage e di fronte ai suoi occhi increduli, gli si rivelò una distesa grigia infinita. Asfalto e blocchi di cemento quadrati, tutti uguali, disposti uno accanto all'altro. Quello che vedeva era l'ampio cortine, coi garage a cui quella zona periferica era stata destinata.
«In che razza di epoca mi sono ritrovata...» «Ma non importa, quello che conta è che ora sono un uomo. Per tutta la vita ho subito l'ingiustizia di nascere donna e finalmente posso far parte della specie dei dominatori e fare quello che voglio!»
All'improvviso una figura femminile arrivò e si fermò di fronte ed Emeliah. Non capiva che razza di abiti indossasse, non ne aveva mai visti di simili. La donna continuava a guardarla e lei rimase per qualche istante in silenzio, senza sapere cosa dire, quando si ricordò che ora lei era un uomo e poteva fare quello che voleva.
Non fece però tempo a parlare che la donna la anticipò: «Calogero! Ma cosa stai facendo imbambolato davanti a quella porta? È tutto il giorno che ti aspetto! Dovevi venire a vedere se c'era qualcosa di valore in questo garage di tuo padre, vediamo che c'è qui dentro..»
«Ecco! Pipe pipe e ancora pipe, cosa speravi mai di trovare. Dai, adesso muoviti che devi passare a prendere i bambini a scuola e poi devi ritirare la mia macchina dal carrozziere.. e smettila di stare fermo li come uno scemo, andiamo!»

venerdì 6 giugno 2014

mercoledì 21 maggio 2014

Classifiche di Cagli

 Ecco le classifiche della Gara di Cagli

Per la seconda apparizione nel campionato italiano i "Totali Imbecilli con la Pipa" schieravano una formazione aggressiva e talentuosa, con due punte d'esperienza: Massimo Cola ed Emilia Orefice, il mediano esordiente Davide Barsotti e una difesa organizzata dall'aggressivo duo Calogero Rizzo e Simona Ciaccioli, alla prima prova nazionale.
Uno schema alla Nereo Rocco, che non puntava tanto allo spettacolo per lo spettacolo quanto al risultato
Risultato che è stato conseguito con un lusinghiero ottavo posto per club, davanti a titolatissimi Club Internazionali, che hanno dovuto arrendersi di fronte al duro catenaccio degli imbecilli che ha permesso al duo Orefice-Cola di giostrare in area con opportunismo classificandosi al 24° e 36° posto individuale (7° tra le donne la Orefice). Barsotti distribuiva gioco durante i 49'e10" del suo esordio. Mentre Rizzo e Ciaccioli, grintosi, chiudevano a contatto strettissimo al 47° e 48° posto. La Ciaccioli guadagnando perciò la ambitissima "Coppa Imbecille", assegnata al membro del Club capace di concludere la gara di lento fumo nel tempo più breve.

Arrivederci a settembre, per una appassionante terza prova



Classifica per club 


Classifica individuale


1
Gianfranco Ruscalla
Cerea Pipa Club
3:13:45
2
Toni Pascual
Barcellon
2:57:01
3
Mauro Cosmo
Fenice P.C.
2:56:15
4
Aldo Martini
Corsellini P.C.
2:51:50
5
Christian Dal Bò
Castello Conegliano
2:42:24
6
Luigi Gava
Castello Conegliano
2:42:13
7
Alessandro Corsellini
Corsellini P.C.
2:29:45
8
Franco Bonarini
Corsellini P.C.
2:28:11
9
Enzo Conia
Cerea Pipa Club
2:21:45
10
Sergio Sergi
Corsellini P.C.
2:07:55
11
Alberto Basciano
Castello Conegliano
2:07:18
12
Paolo Moccia
Cerea Pipa Club
2:05:00
13
Elda Cesco
Calumet
2:00:20
14
Pietro Cicognolo
Fenice P.C.
1:57:36
15
Luciana Pincin
Calumet
1:51:20
16
Elena Venturi
Legio Praetoria
1:50:20
17
Carlo Alessandrini
Legio Praetoria
1:47:30
18
Cinzia Cecconi
Legio Praetoria
1:46:56
19
Andrea Lamberti
Castello Conegliano
1:46:15
20
Giancarlo Fabbri
Corsellini P.C.
1:42:53
21
Luigino Bacchetto
Calumet
1:34:00
22
Vanda Pincin
Calumet
1:31:47
23
Valter Zavarise
Castello Conegliano
1:25:34
24
Massimo Cola
Totali Imbecilli
1:24:30

25
Angelo Avancini
Alto Garda P.C.
1:24:04
26
Marcello Salvi
Legio Praetoria
1:23:03
27
Giovanni Brovelli
Castello Conegliano
1:21:00
28
Davide Lazzarini
rimini
1:15:40
29
Lara Cinotti
Castello Conegliano
1:15:03
30
Luca Marchioni
Castello Conegliano
1:14:27
31
Giovanni Di Persio
Legio Praetoria
1:12:48
32
Mauro Di Domenico
Legio Praetoria
1:12:18
33
Giani Claudio
Rimini
1:10:50
34
Andrea Zuani
Alto Garda P.C.
1:09:04
35
Alberto Dal Bò
Castello Conegliano
1:07:58
36
Emilia Orefice
Totali Imbecilli
1:07:57

37
Grassi Paolo
indipendente
1:04:20
38
Ubaldo Bartolini
indipendente
1:01:50
39
Pasquale Cosma
Indipendente
1:01:45
40
Maria Cristina monterubbianesi
rimini
1:00:35
41
Davide Del Romano
indipendente
0:56:20
42
Luigi Gitto
indipendente
0:54:55
43
Alfredo Sottil
Castello Conegliano
0:54:25
44
Enrique Bernard
P.C. Madrid
0:50:06
45
Davide Barsotti
Totali Imbecilli
0:49:10

46
Tiziana Parma
rimini
0:47:30
47
Calogero Rizzo
Totali Imbecilli
0:47:23

48
Simona Ciaccioli
Totali Imbecilli
0:45:44

49
Piromalli Giacomo
indipendente
0:43:00
50
Alessandro Pompa
Indipendente
0:42:00
51
Paladini Roberto
indipendente
0:36:20
52
Ferdinando Cruciani
Cerea Pipa Club
0:31:15
53
Annalisa Lopin
Calumet
0:23:40


Classifica donne
 1
Elda Cesco
Calumet
2:00:20
2
Luciana Pincin
Calumet
1:51:20
3
Elena Venturi
Legio Praetoria
1:50:20
4
Cinzia Cecconi
Legio Praetoria
1:46:56
5
Vanda Pincin
Calumet
1:31:47
6
Lara Cinotti
Castello Conegliano
1:15:03
7
Emilia Orefice
Totali Imbecilli
1:07:57

8
Maria Cristina monterubbianesi
rimini
1:00:35
9
Tiziana Parma
rimini
0:47:30
10
Simona Ciaccioli
Totali Imbecilli
0:45:44

11
Annalisa Lopin
Calumet
0:23:40



venerdì 16 maggio 2014

Bugie. Una Storia vera.

Così è finita.
Basta.
Queste saranno le ultime nuvole di fumo che farò uscire dalla mia pipa.
Poi, quando il tabacco si esaurirà, quando sarà rimasta solo la cenere sul fondo del fornello, capovolgerò la testa della mia fedele compagna e ne saluterò i resti.
Un ultimo attimo di intimità: lo scovolino.
E’ finita così.

Ho deciso di smettere.

Smetto da oggi di fumare la pipa, questo aggeggio strano che soprattutto negli anni universitari ha suscitato l’ilarità di molti miei coetanei, quando andava troppo di moda la sigaretta e al massimo, se volevi essere alternativo, le rollate.
Smetto da oggi di fumare la pipa.

*:*:*

Quando ho iniziato avevo vent’anni, forse ventuno. All’epoca non fumavo niente.
Non dico di non averci provato, al liceo, a farmi qualche paglia. Ma proprio non ero capace.
Tossivo a non finire, come un novellino; altro che aria da uomo vissuto, avevo più l’aria di chi soffre il mal di mare pure in vasca.
Così, dopo un paio di pacchetti comprati e finiti dopo la prima sigaretta, decisi che il mondo del tabacco non avrebbe fatto per me.
Pazienza, mi dissi. Comprerò una kefiah.
(all’epoca si scopava di brutto con la kefiah. O almeno così mi pareva. )

*:*:*

E poi dopo tutti questi anni rieccomi qui, fumatore di pipa. EX fumatore di pipa.
Smetto da oggi di fumare la pipa.
Che poi, a pensarci bene, ma perché ho cominciato a fumarla, ‘sta pipa?
Curiosità? L’avevo letto forse in qualche libro?
Forse c’era un film dove uno non aveva la kefiah, ma con una pannocchietta attirava donne come le mosche.
Uhm. No, non mi pare. James Bond non ha mai fumato la pipa, in alcuna sua incarnazione.
E poi di gialli leggevo Nero Wolfe. Non me ne voglia Maigret, ma Nero mi si confaceva di più.
Pure io, se potessi, non uscirei mai di casa. 
La delega, la più grande invenzione dell’uomo.
Dopo la pipa, certo.
Si perché poi, alla fine, a me la pipa piaceva.
Non solo fumarla, eh. Come oggetto, dico.

*:*:*

Ricordo la vetrina della Tabaccheria Centostelle, che fissavo estasiato: radiche sconosciute, accendini dorati; e dietro, un oceano di tabacchi.
Poi un giorno, un po’ per caso e un po’ perché a passarci spesso e star davanti per ore temevo mi prendessero per maniaco, entrai.
All’inizio non sapevo cosa chiedere.
“Vorrei cominciare a fumare la pipa, come si fa?”
No dai, se dico così mi inquadrano subito. Devo inventarmi qualcosa.
“Ciao, vorrei una busta di – leggere un nome, il primo a caso dello scaffale PRESTO! – ehm.. Aromatic Choice e ah già che sbadato, oggi non ho la pipa con me – agito le braccia setacciando il giacchetto in cerca di chissà cosa – anche una pipa, grazie!”
Affanno.
Enrico (non sapevo si chiamasse enrico, all’epoca. Poi siamo diventati amici) fece finta di bersela e mi accennò a delle pipe da cesto.
Feci finta di sceglierne una, dopo averle accuratamente esaminate pure in controluce - chissà cosa ci dovevo vedere mai- e pagai.
Uscii con un sospiro di sollievo.
Ora non restava che caricare la pipa e fumare. Facile.
No cazzo, l’accendino.

*:*:*

Ma è passato troppo tempo e io, di fumare la pipa e di tempo, non ne ho più.
I figli, il lavoro, un matrimonio e il divieto di fumare in casa, poi il divieto di fumare in studio, poi il divieto di fumare al bar e insomma il divieto di fumare e basta.
Troppi divieti per i miei gusti. Basta è ora che me ne faccia una ragione.
Quindi mi sono detto: tempo un mese, smetto.
Che poi, mica fumavo tanto, sapete?
Macché, io soprattutto compravo: pipe, tabacchi, accendini, fiammiferi, ricariche, portatabacchi e portapipe; poi era tanto se accendevo la pipa due volte a settimana.
Il fatto che, nei primi anni, fumassi per lo più tabacchi di merda c’entra pochissimo.

*:*:*

Dopo la mia prima busta di Aromatic Choice, acceso sì e no due volte, comprai, il giorno seguente, altre due latte: una di Blue Note e l’altra di Rattray High Society.
Spesi quella che per me, all’epoca, era la paga di un mese, ma almeno avevo tabacco in latta.
Si perché, dentro di me, avevo fatto questo ragionamento: tabacco in busta sta a vino in cartone come tabacco in latta sta a vino in bottiglia.
La qualità vive e regna tutta nel packaging.
Ovvio.
Quando aprii il Blue note rimasi estasiato.
Caricai in fretta, accesi e aspirai con forza.
Dopo alcune boccate mio padre (vivevo con lui all’epoca; e, si, tollerava la mia momentanea follia piparia considerandola transitoria e sicuramente legata ad una terza abbondante ma con occhiali che amava Conan Doyle) entrò nella stanza: “Oh che ti sei messo a cucinare il croccante?”
Ammetto di non esserci rimasto troppo bene.

*:*:*

Ora rido, ma forse, se ripesco la vecchia pipa da cesto, ce lo sento ancora, il croccante.
E chi lo manda via?
Mezza busta di Balkan Sobraine non ce la fece.
Si perché ho fumato anche quello, sapete?
Poi, come quelli che bevono un Ornellaia dopo il tavernello, lo archiviai come troppo complesso, lasciandolo a marcire in un cassetto.

Ma ormai basta.
Ho tanti ricordi, come il mio capodanno da solo.

*:*:*

Era il 2005.
Anno difficile, il 2005.
Ma a Dio piacendo era finito. Volevo festeggiare, ma da solo.
Così comprai una Anatra dalle uova d’oro (che per i non addetti trattasi di marchio di pipa, e non di mirabolante volatile) e una latta di Samuel Gawith Full Virginia.
Non avevo mai fumato il Full Virginia.
Mio padre uscì di casa e io rimasi solo; caricai la pipa, accesi e aspirai.
Lunghe boccate.
E fu allora che compresi. Che tutto mi fu chiaro. Evidente, sotto i miei occhi.

IL METODO MAC BAREN PER IL FLAKE E’ UNA CAZZATA PAZZESCA.

Mi s’era intoppato tutto. Poi il Full Virginia era umido come delle aringhe sott’olio, ma che mi era venuto in mente.

Poi venne il 2006 e tutto cambiò.
Cominciai a vivere per davvero. E anche le fumate, per magia, migliorarono.
La pipa non mi si spegneva più, o comunque in tempi e modi accettabili.
Il tabacco lo apprezzavo e mi dava soddisfazione.
Non era più una posa. Risultavo credibile.
Abbandonai pure la kefiah. Per dire.
Che poi non aveva dato grossi risultati, salvo proteggermi da qualche mal di gola. Forse.
Di colpo ero cresciuto e anche il mio parco pipe crebbe.
Leggevo i forum, mi documentavo.
Imparavo e mi resi conto che la pipa era divenuta, dopo molti anni, parte di me.

Trovai anche degli amici.
Gente come me, che fumava la pipa.
Prima di allora pensavo che sarebbe stato più semplice trovare un pinguino che sapesse contare fino a dieci.
Poi lo vidi. Stava su Youtube.
Ma nel frattempo avevo conosciuto parecchia gente che fumava la pipa, che comprava pipe, che amava condividere con me le proprie idee sul mondo della pipa.

*:*:*

Di colpo mi risveglio.
Sono qui.
Davanti alle mie pipe. Davanti all’ultima che ho fumato.
Quell’anatra dalle uova d’oro del capodanno 2005.
Ancora calda.
Ho detto basta.
Smetto da oggi di fumare la pipa.
Vi svenderò ad un mercatino dell’usato, facendo la felicità di qualcuno che voleva tanto una Mastro come te, mia canadese rusticata;
Poi dovrò disfarmi anche di tutta la cambusa.
Saranno quattro o cinque chili di tabacco.
C’è roba che ormai vive nei bormioli da dieci anni.
Sigillata.
Dovrei dare un’occhiata.
Scendo le scale e entro in cantina; apro l’anta dell’armadio e trovo un paio di grosse scatole di plastica, piene di barattoli.
Etichette ingiallite scritte a mano.
Ne tiro fuori una.
Best Brown, ottobre 2013. Dice.
Domani avrà dieci anni.
Svito il tappo a fatica. Aspiro.

E tutte le mie certezze crollano come cenere.


NOTA DELL'AUTORE. Questa è una storia vera. Come d'uso molte parti, con gli anni, sono state ingigantite, rese mitiche per farmi apparire molto più figo e simpatico di come sia stato e sono nella realtà. Altre parti (quelle dove faccio la figura del minchione) sono state ridotte drasticamente o eliminate in post produzione. Enrico non è stato maltrattato per la redazione di questo post. La mezza busta di Balkan Sobraine l'ho buttata via. Non intasatemi la posta chiedendomela indietro perché se l'avessi l'avrei già venduta per comprarmi una Dunhill Extralusso con Bocchino in osso di Focena. Invece nisba. La kefiah sappiamo tutti sia legata a tante motivazioni importanti politiche religiose e qualcos'altro di cui ora non ricordo bene e sicuramente qualcuno nel vederla ridotta ad un uso così meschino si sentirà giustamente offeso. A volte la verità fa questo effetto. Non me ne vogliate troppo. E poi quella parte me la sono inventata. Come quale? Quella. Per i romantici invece la terza con gli occhiali non me la dette. Così, per dire.
Uff. che sudata.

lunedì 12 maggio 2014

La Chimney di Holmer Knudsen

Uno dei motivi per cui anche io ho la fortuna di potermi annoverare tra il nutrito gruppo degli imbecilli sono le puntuali schermaglie che più o meno inevitabilmente imperversano sui gruppi online dedicati alla pipa. Da una di queste è nato il gruppo dei Totali Imbecilli, e da una di queste nasce la storia di questo post. In particolare, la diatriba è sorta a commento di una serie di fotografie delle ultime creazioni pubblicate da Holmer Knudsen, pipemaker piuttosto titolato che nel suo curriculum vanta pure l'aver realizzato per alcuni anni le Kriswill redivive per Dan Pipe di Lauenburg. Un commentatore asseriva categorico: "belle pipe, ma soltanto una fumerà bene". Il motivo? Si trattava di una selezione di chimney, alcune di proporzioni poco più allungate di una billiard, alcune altre, una in particolare, un po' più esasperate. Non avrebbero dovuto fumare bene perché per "motivi di fisica elementare" l'apporto di ossigeno in fumata sarebbe stato troppo basso, con conseguente cattiva combustione. A sentire ciò, mi sono permesso di far notare che forse il motivo per cui una chimney generalmente fuma male è l'imperizia del fumatore, e da qui la situazione è andata precipitando. Nulla di cui scrivere su un blog, se a questo tutto si fosse limitato, ma alla sera mi sono trovato un messaggio privato di Holmer Knudsen che si diceva contento che finalmente qualcuno discutesse non solo di estetica, ma di come le sue pipe fumano. Scambiamo due parole, e alla fine mi propone di fare da tester per la più estrema delle sue creazioni, una chimney in corbezzolo che appariva particolarmente alta, slanciata e sottile. Non certo in realtà di aver capito bene, con il mio inglese un po' arrugginito mi dico entusiasta, e salutandolo do a Holmer il mio indirizzo. Al mio ritorno a Milano dalle vacanze pasquali, in un pacco di DHL, corredata da un saluto epistolare con annessa raccomandazione di cautela nella fumata per la grande sottigliezza delle pareti del fornello, trovo lei.


La chimney di Holmer Knudsen dell'articolo


Esteticamente perfetta, e in realtà molto più minuta di quanto me la aspettassi, questo piccolo capolavoro di leggerezza ed eleganza era tra le mie mani. Le dimensioni del fornello sono in realtà grandi rispetto alla dimensione complessiva della pipa, con una capienza che si attesta all'incirca su quella di una corrispondente gruppo 3 di Dunhill, ma con un peso alla bilancia faticoso a credersi: 20,7 grammi. L'indovinato colore rosso aranciato fa un meraviglioso tutt'uno con il bocchino in cumberland molto chiaro, e il feeling in mano e tra i denti è fantastico. Ciononostante, a vederla da vicino i dubbi del commentatore si facevano un po' strada anche dentro di me: un fornello alto 5 cm con uno spessore delle pareti di appena 2 mm è indubbiamente un azzardo. Non c'era modo migliore di verificare che accenderla. 


Lo spessore delle pareti, di due millimetri


Ho deciso di provarne le doti con i tabacchi che a mio parere si abbinano in miglior maniera ai fornelli di questa forma, e cioè i flakes di virginia. La loro combustione lenta porta nel corso della fumata a una concentrazione degli aromi altrimenti inarrivabile, e non c'è miglior maniera di complicare il più possibile il lavoro ad una chimney. Ho girato nella prima decina di fumate il Best Brown di Samuel Gawith, il Cut Virginia Plug di Fribourg&Treyer, il Full Virginia Flake sempre di Gawith e - per riposarmi con un ribbon ogni tanto - il McClelland 35 Stave Aged, e magicamente ogni dubbio è stato fugato. In realtà non credo di aver mai provato una chimney che fumi meglio di questa: non solo non ho notato difficoltà e spegnimenti in misura maggiore rispetto a qualsiasi altra pipa, ma quello che più mi ha impressionato è la reazione al calore delle pareti così esigue. Intendiamoci, non si può certo dire che non scaldi per niente. Ma anche qui, non in misura maggiore ad altre pipe con il fornello dallo spessore più che triplo. Tutte le fumate, nessuna esclusa, mi hanno restituito alla fine poca cenere bianca sul fondo del fornello, e sensazioni decisamente appaganti. La resa del corbezzolo con i virginia è ottima: radica inizialmente neutra e poi sempre più dolce e adeguata alle sfumature di gusto che tabacchi di questa complessità possiedono. Si è rivelata grazie alla sua leggerezza pure una comoda pipa da passeggio, che nonostante questa peculiarità mantiene una capienza decisamente soddisfacente. Di "pecche" ne ha due, e tutte e due assolutamente risibili rispetto agli stupefacenti pregi che ha manifestato. La prima, la finitura a cera che è durata molto poco prima di opacizzarsi. Ma è il destino di tutte le pipe, per qualcuno non è neanche un difetto, e sul corbezzolo ha lasciato un aspetto "satin" che a dirla tutta è pure piuttosto gradevole. La seconda, una lievissima asimmetria nella fattura del dente: un problema da maniaci della geometria quale io fortunatamente non sono. 
Per un giudizio complessivo fondato non potevo esimermi in realtà dall'informarmi sul prezzo: mano a mano che la fumavo, la tentazione di tenerla per me si faceva sempre più pressante. Sfortunatamente sapevo già che al momento non me la sarei potuta permettere: la vita di un universitario fuori sede, in realtà pure abbastanza giustamente, non lascia molto spazio agli sfizi. Ma nonostante questo oggi ho scritto a Holmer, il quale molto generosamente ha voluto donarmela. E penso che non ci sia maniera migliore di ringraziarlo che elogiando pubblicamente la sua creazione come davvero merita.

sabato 10 maggio 2014


NON SI VIVE DI SOLO PANEL

Reportage sulla panificazione
nel fantastico mondo della pipa

protagoniste: burnisa tnt 
                 charatan
         gigi












giovedì 8 maggio 2014

Belli e lavati

Primo contest di selfie post doccia

(con pipa)


Il podio:

The winner is: Justyna Kowalska


Secondo classificato: Stefano Guerrilla Loud - colpo grosso nel cesso


Terza classificata: Francesca Pintér - The Pi Point of View Pipeless


TUTTI I CONCORRENTI




Antonio Pintér

Calogero Don Luzzo Rizzo (1)

Calogero Don Luzzo Rizzo

Emilia Orefice: acc

Fabio Trisorio

Gabriele Mercuri: Peggio di così... E' ad essere belli sono capaci tutti (meno che io).
Voi non fate la doccia col papillon???? Plebei!!

Gaetano M. Roberto - come scoglio immoto resta

Gianandrea Ghirri - Sex appeal regular

Gianandrea Ghirri: sex appeal pappone style

Justyna Kowalska (The winner)

Laurence Steinman

Stefano Guerrilla Loud - colpo grosso nel cesso (secondo classificato)

Luca Maria Balli

Luigi Bonadio - buon fine settimana

Fabio Mazzetto - compassion for free

MPM

Peppe Fago: faccio in tempo?

Francesca Pintér - The Pi point of view: pipeless (terza classificata)

Pier Mazerat

Simona Ciaccioli: after shower contest: who is it? (2)

Simona Ciaccioli: after shower contest: who is it? (1)


FUORI CONCORSO

Sebastiano The Beard Cavazza: La mattina, mosso da doccia




















domenica 4 maggio 2014

Eroicamente imbecille


Calogero Rizzo


EROICAMENTE IMBECILLE
(Una Frastanelli val bene una vittoria)

Radiocorsa
“Dal nostro corrispondente – Siena
Masse di corridori hanno oggi invaso, insieme alla primavera, la placida dolcezza della campagna senese armati di antichi velocipedi a due ruote per l’annuale appuntamento dell’Eroica, la mitologica competizione ciclistica con bici d’epoca, su sentieri tortuosi e sterrati, adatti a polpacci di Dei più che di uomini. Gli oltre trecento impavidi presenti al via armeggiano intenti ai loro mezzi, pronti ad affrontare le novelle Termopili del sudore e della fatica.
Tra tutti, svetta quell’unico che si appressa con olimpica calma alla fatica, retto in piedi solo dal muro cui poggia le spalle, mentre fuma la sua pipa e il verde occhio perso nelle brume del combusto virginia, già immagina ma non paventa l’arduo percorso.
Si, così si prepara alla prova Alessio Rigoli del Team dei Totali Imbecilli pluribannati, con la pipa.
Al via Rigoli si confonde anonimo tra la folla dei partecipanti, né lettore lo sospetteresti presente se non ti facessero accorto quegli azzurrognoli sbuffi di fumo che perenni e instancabili emana la sua inclita radica al ritmo delle pedalate.
Eccolo distendersi sul piano, quando si allunga il gruppo, mentre lontani filari di cipressi ne incorniciano l’agile figura protesa a tagliare l’aria come novello Mercurio.
Al terzo chilometro è il primo a fermarsi, maledicendo l’odiosa Moira, forse una foratura; subito accorre l’auto dei soccorsi pronta all’intervento del caso e subito offre pronta all’atletico imbecille lo scovolino, ché la pipa non tira più a causa dell’acquerugiola formatasi per le troppo ampie boccate nel corso della repentina partenza.
Ma eccolo nuovamente sbuffante in sella, quasi pròtesi del suo velocipede, di nuovo in coda al gruppo, dopo appena una cinquantina di chilometri, senza che un solo tratto del suo volto tradisca la benché minima fatica, non un goccia di sudore su quel volto, che solo nell’infanzia fu glabro. Mentre s’appresta a reinserirsi nel gruppo, il suo sguardo si vela d’una lontana melanconia, eco di tutti gli imbecilli che in quel momento egli sente di rappresentare. Il volto e il nome di tutti e ognuno di loro egli vede innanzi a sé, ne ode ancora i lazzi nelle puntute orecchie; così, sospinto dall’alito della vittoria, sebbene un tantino latakioso codesto alito, inizia la rimonta. Incollato alla ruota del suo più immediato avversario, scarta e supera centinaia di ciclisti che, come muro, gli si parano innanzi, iniziando la sua solitaria fuga in salita, leggero e agile al pari di capretta selvatica.
Solitario arriva in vetta con un distacco di 5’ dal gruppo, allorché l’agile Rigoli s’avvede di una cabina telefonica – forse l’unica rimasta in tutta la provincia di Siena: scende repentino dalla bici e chiede ad un membro dello staff una scheda telefonica.
Rigoli, avuta la scheda, si fionda al telefono e dring dring…
-          Pvonto?
-          Ciao Antonio, sono Alessio, ti disturbo, come stai?
-          Bene, gvazie e tu?
-          Non c’è male, mi trovo in Toscana adesso, con degli amici; ah! Eccoli, passano e mi fanno ciao ciao con la mano. Mi è venuto un dubbio, non so se posso …
-          Ma cevto Alessio, schevzi! Non facevo nulla di impovtante, sto solo contvollando il Chvistmas cheev del 1814, pvoveniente divettamente dalla cambusa pvivata di Napoleone all’Elba, mi chiedevo solo se fosse venuto o meno il momento di assaggiavlo, fovse potvei lasciavlo ancova qualche annetto…
-          Antonio, dunque, ti volevo chiedere: quando ho igienizzato il bocchino della pipa, per lucidarlo utilizzo la limetta abrasiva che mi hai consigliato; prima la parte più ruvida, poi quella fatta proprio per lucidare. Quello che volevo sapere è: il bocchino deve essere bagnato o asciutto?
-          Il credito della scheda è terminato, si prega di inserire una nuova scheda tu tu tu tu…

Fu la beffarda risposta dell’anonima e metallica voce preregistrata
Maledicendo l’universo tutto, Rigoli picchia amleticamente in sella e si lancia nuovamente all’inseguimento del gruppo, ma repentino torna indietro, avendo lasciato la pipa sopra il telefono.
Ripresa la gara eccolo nuovamente in coda al gruppo a ritentare l’eroica rimonta, quando, giunti a Sinalunga, s’avvede che è in corso di svolgimento la Sagra del Pecorino e, senza porre tempo in mezzo, s’avventa sulla prima bancarella ad abboffarsi del nobile latticino etrusco, accompagnato da un ottimo bianco secco locale.
Leggermente brillo ripicchia in sella per l’ennesima volta accorgendosi solo dopo diversi chilometri, a causa di una leggerissima alterazione alcolica, di aver inforcato il velocipede di altro concorrente, anch’egli intento a rifocillarsi. Si trova così a cavallo di un biciclo del XIX secolo. Ma non è più tempo d’indugi, intravede nuovamente la testa della corsa li innanzi a sé, ad appena dieci chilometri di distanza e ne mancano solo cinquanta alla fine dell’epica gara.
Carica la sua ultima pipa a flake nel precario equilibrio dell’atto atletico, riuscendo anche ad accenderla con appena due fiammiferi e, novello Popeye, sente il tabacco dare nuovo vigore ai suoi possenti muscoli, insospettabili nell’esile figura. Uno dopo l’altro gli altri ciclisti vengono raggiunti e superati.
Si trova, infine, Rigoli sul lungo rettilineo finale, sul biciclo rubato senza dolo all’altro ciclista, sono rimasti in tre per la volata finale. Rallentano, mutuamente osservandosi, tentando di cogliere l’uno nel movimento e negli sguardi degli altri il momento giusto per assestare la zampata, quand’ecco Rigoli piega leggermente il capo alla sua destra e vede …"

Vide Alessio Rigoli, una bancarella di pipe usate, misera, piuttosto che umile, lì in un cantuccio ignorata dalla folla eccitata dall’agone, e più che l’onor poté l’imbecillità; una Frastanelli val bene una vittoria si disse Alessio Rigoli, sicché tagliò, infine, centotrentesimo il traguardo, ma trionfante tenendo in mano una pipa da restaurare.

Un unico dubbio gli rimase: il bocchino doveva bagnarlo o no prima di lucidarlo?